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US Filago  non solo sul campo da gioco

Us Filago Calcio non è solo allenamenti e partite e campi sportivi. US Filago Calcio si mette in gioco anche in altri campi. Il suo impegno è anche nel sociale alfine di promuovere una cultura sportiva nei giovani e negli adulti. Lo sport rappresenta dei valori (parità di opportunità, solidarietà); lo sport fornisce un contributo decisivo all'educazione ed alla formazione dei giovani, nonché alla vita democratica e sociale.

Sotto questo aspetto, lo sport consegue il suo fine quando insegna, educa a maturare e, in questo caso, maturare significa ammettere i propri limiti, costruire il successo sulla fatica fisica, confrontarsi con gli altri con spirito critico e senza considerare l'avversario un nemico da offendere o umiliare.

Lo sport è educativo e va percepito come risorsa nella lotta alla devianza giovanile o al recupero dalla marginalità, educa se viene proposto e organizzato con intenzionalità educativa, secondo parametri e progetti che privilegino l’educazione del singolo, le regole che ogni disciplina sportiva racchiude rappresentano la possibilità, per ogni giovane, di evitare la vita della "strada", soprattutto nelle periferie delle grandi città, è questa la grande forza educativa dello sport! Insegnare delle regole a tutti giovani, dove spesso le regole, quelle giuste, sono assenti... e invece sono presenti le regole della malavita etc..

 

 

Lo sport è fondamentale per la socializzazione del bambino e dell’adolescente, ma anche dell’adulto che, praticando lo sport, sviluppa la capacità di stare con gli altri, di confrontarsi e seguire delle regole che insegnano al singolo individuo l’adattamento sociale. Ma, alla base di tutto, c'è la capacità di inserirsi ed identificarsi nel proprio gruppo di appartenenza, il bisogno di essere un’animale sociale; quindi lo sport non è solo un modo per potenziare l'apparato muscolare, ma deve diventare il mezzo per acquisire la capacità di stare insieme agli altri, rispettando tutti e condividendo le regole del gioco, così come accade nella vita!

 

 

 

la scuola… Nel mese di gennaio 2014 è iniziata la collaborazione con la scuola Primaria di Filago..interventi gratuiti nelle classi per promuovere il gioco e i valori dello sport. 

Le classi 5 hanno potuto sperimentare e divertirsi con il gioco del calcio nonchè partecipare all'iniziativa LA SCUOLA ALLO STADIO promossa dall'ATALANTA.

La collaborazione del FILAGO CALCIO con la scuola prosegue anche per l'anno scolastico 2014-2015.

 

 

gli educatori..incontri formativi rivolti a educatori sportivi, genitori, dirigenti sul loro educativo nello sport giorvanile affinchè vengano trasmessi messaggi coerenti e rispettosi nella crescita dei nostri giovani

 

le associazioni del territorio..     per il secondo anno consecutivo l’Us Filago Calcio ha collaborato con il Gruppo Genitori “Bimbi al Centro” di Filago e le altre associazioni sportive,  per una manifestazione di giochi rivolta ai bambini della scuola primaria.

 

 

Riflessioni su SPORT E GENITORI   vai al testo...

CARO PAPA'.... 

Lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando...

 

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A TUTTI I GIOVANI..

Il testo della lettera che Roberto Baggio ha letto al Festival di Sanremo del 2013 rivolgendosi ai giovani 

 

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Damiano Tommasi

presidente dell’Associazione Italiana Calciatori

Cari genitori, restituite il borsone sportivo ai vostri ragazzi


Avete presente quelle scene di vita quotidiana che si vedono fuori da una piscina, una palestra, o un campo di calcio, quando dalla macchina scendono un genitore (mamma o papà cambia poco) ed il bambino per andare all’allenamento? Si apre il portabagagli e il genitore si carica sulle spalle il borsone accompagnando il proprio figlio.

Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, intervenendo al convegno “Lo sport è per l’uomo. Dalla cultura del risultato alla cultura dell’incontro”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, ha fatto una provocazione interessante. «Io – ha detto – ho quattro fratelli. Mia mamma e mio papà non hanno mai avuto il tempo di seguirci tutti quando andavamo a fare sport. La borsa me la sono sempre portata da solo, anche quando ero piccolo. Le scarpe da gioco a casa le ho sempre lavate con cura perché nessuno l’avrebbe fatto per me. Mi piacerebbe vedere genitori che restituiscono il borsone sulle spalle dei loro ragazzi... Simbolicamente è come restituire a loro lo sport”. Il ragionamento è bello e interessante. I bambini oggi non hanno bisogno di “genitori manager” che scelgono la società sportiva in base alla logica dell’illusione di fare del loro figlio un campione. I bambini non hanno bisogno di scarpe alla moda, di magliette marchiate con loghi famosi, di accompagnatori che gli portano la borsa. Hanno bisogno di altre cose. Hanno bisogno di giocare, di sorridere, di sentire la fiducia, di sentirsi accolti e importanti quando sono bravi ma anche quando sono meno bravi.
Restituire lo sport ai ragazzi è una delle grandi sfide di oggi. Uno sport che non illuda sulla possibilità di diventare campioni, ma che garantisca di divertirsi e di vivere i valori della vita. Uno sport che non sia cultura dello “scarto” (quando trovo uno più bravo, tu sei fuori) ma sia cultura dell’incontro. Uno sport che sia davvero al servizio dell’uomo e non pretenda, invece, che l’uomo sia pensato per lo sport. Uno sport, anche, che sappia di non bastare a stesso. Papa Francesco ci ha chiesto di giocare in attacco. Noi vorremmo che a farlo fosse tutto il mondo dello sport. Un giocare in attacco che abbia per obiettivo riuscire a far prendere sul serio sino in fondo lo sport come strumento straordinario di educazione alla vita. Un giocare in attacco che diventi un giocare a tutto campo tra le fatiche, le miserie e le periferie della società di oggi per testimoniare i valori della vita. Un giocare in attacco che diventi non avere paura di promuovere un nuovo umanesimo nello sport.
Papa Francesco ci ha insegnato che sono i gesti semplici a fare la differenza. Ecco allora che, simbolicamente, ci piace immaginare genitori che, scendendo dalla macchina, carichino sulla spalla del loro figlio il borsone dicendo con un sorriso: «Ecco tieni la tua borsa... Lo sport é tuo... Vivilo con serenità ed io sarò felice se ti vedrò sorridere».

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Lo sport fa bene, anche allo studio


Una ricerca statunitense conferma la relazione positiva fra l’attività fisica e i buoni risultati a scuola

Paolo Mastrolilli   dall’inviato NEW YORK

Volete che i vostri figli vadano bene a scuola? Fateli correre, saltare, pedalare in bicicletta, praticare qualche sport. Perché ormai è provato scientificamente: le capacità di apprendimento di un bambino sono direttamente proporzionali alla sua forma fisica. 

Spesso nelle nostre scuole ci siamo abituati a considerare l’educazione fisica come un’ora rubata allo studio, o come una lunga ricreazione da sprecare facendo nulla. In molti istituti americani l’attività sportiva è stata proprio tagliata o ridotta, per risparmiare soldi e guadagnare tempo da passare sui libri.

E’ un errore strategico grave, però, perché le ore passate a praticare sport servono poi proprio a mettere meglio a frutto quelle trascorse ad imparare. 

Una ricerca presentata nel maggio scorso all’American College of Sports Medicine aveva dimostrato che i ragazzi di quarta e quinta elementare che correvano, o facevano intensi esercizi fisici prima di un test di matematica, andavano molto meglio di quelli rimasti a sedere.

Stesso discorso per uno studio uscito ad agosto su The Journal of Pediatrics, che aveva messo l’apprendimento in relazione al body mass index e ad altre misurazioni della forma. Risultato: chi aveva un fisico più allenato rendeva meglio di un sedentario, anche quando si passava dalla palestra ai libri di inglese e algebra. 

 Ora è arrivata la terza conferma, grazie ad una ricerca della University of Illinois at Urbana-Champaign, appena pubblicata dalla rivista PLoS One. Gli scienziati hanno messo insieme un gruppo di 48 ragazzi e ragazze, compresi tra i 9 e i 10 anni d’età, e li hanno portati in laboratorio per misurare la loro forma fisica. Quindi hanno separato i migliori 24 dai peggiori 24, portandoli a fare gli stessi esercizi di memorizzazione e di comprensione. Quelli più allenati avevano un tasso di successo del 40%, nei compiti più difficili, contro il 25% dei sedentari. 

 L’argomento, a questo punto, dovrebbe essere chiuso. Quando vedete dei bambini a scuola che fanno la ricreazione, corrono, giocano a calcio, o praticano qualunque altro sport, sappiate che si stanno preparando a diventare studenti migliori. 

 

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